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Strategia di marketing

Il funnel è morto. Viva il loop.

Il modello a imbuto ha avuto cinquant'anni di gloria. Oggi descrive male un comportamento d'acquisto che si è frammentato in mille micro-decisioni. Serve un altro disegno.

01 maggio 20264 min letturaItalia

Per cinquant'anni abbiamo disegnato la stessa figura: un imbuto. In alto tante persone che sentono parlare di noi, in mezzo qualcuno che valuta, in fondo i pochi eletti che comprano. Pulito, lineare, sbagliato.

Il cliente del 2026 non si comporta come un fluido che scivola in basso per gravità. Apre una storia di Instagram, dimentica, torna su Google tre settimane dopo, legge una recensione, abbandona il carrello, riceve una mail, compra, recensisce, ricompra, racconta. Il movimento è circolare, non discendente.

Il loop che proponiamo ha quattro punti: scopre, valuta, compra, racconta. Ciascuno alimenta il successivo, ma anche tutti gli altri. Un cliente che racconta genera nuovi che scoprono. Un cliente che valuta una seconda volta è più vicino al compra di chi scopre per la prima volta.

Cosa cambia nella pratica. Cambia dove metti i soldi. Smetti di investire solo in awareness pensando che "più persone in alto = più vendite in basso". Investi in chi sta valutando una seconda volta, in chi ha comprato e potrebbe raccontare, in chi ha raccontato e potrebbe ricomprare. Sono i tre tratti del loop con il ROI più alto, e nessun funnel li sa rappresentare.

Il lavoro nostro, quando entriamo in un'azienda, è capire dove il loop si rompe. Quasi sempre si rompe dopo l'acquisto: il cliente sparisce perché nessuno lo ha trasformato in raccontatore. È lì che si vincono gli ultimi cinque anni di una relazione, non nei primi cinque secondi di un annuncio.

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