L'email marketing non è morto. Siete voi che lo fate male.
Tasso di apertura al tre percento, zero conversioni, «le newsletter non funzionano più». No: non funziona la vostra newsletter.
L'email marketing ha un ritorno sull'investimento tra i più alti tra tutti i canali digitali. Eppure sentiamo ogni settimana la stessa affermazione: le email non funzionano più. Le email funzionano. Le email inutili no. È una distinzione che cambia tutto.
Scrivere a tutti nello stesso modo
Mandare la stessa email a chi ha scoperto il brand ieri e a chi è cliente da tre anni è uno degli errori più diffusi e più costosi. Queste due persone hanno esigenze diverse, sono in momenti diversi del rapporto con l'azienda, e reagiscono a messaggi diversi. La segmentazione del pubblico non è un optional per chi ha tempo — è il presupposto minimo per fare email marketing con criterio.
Scrivere di sé invece che per chi legge
La maggior parte delle newsletter italiane è un bollettino aziendale: novità dell'azienda, premi, eventi, comunicati. Nessuno lascia il proprio indirizzo email per ricevere comunicati stampa. Le email che ottengono risultati risolvono un problema, rispondono a una domanda, o offrono qualcosa di concreto prima ancora di chiedere qualcosa in cambio.
Mettere troppo in una sola email
Ogni email dovrebbe avere un obiettivo unico e un'azione principale da compiere. Non tre link, non due offerte sovrapposte, non un articolo del blog in coda a una promozione. Ogni elemento aggiunto divide l'attenzione del lettore e riduce le probabilità che faccia quella cosa specifica che avevamo in mente quando l'abbiamo scritta.
Il punto di partenza è la lista. Cinquecento indirizzi di persone davvero interessate valgono molto più di diecimila raccolti a caso con concorsi o lead magnet generici. Se la lista è cresciuta senza criterio, meglio ricostruirla lentamente ma con attenzione alla qualità. I numeri arriveranno dopo.
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