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Stagionalità · 05

Come si costruisce settembre ad agosto

Settembre è il mese più competitivo dell'anno e si decide interamente nelle tre settimane precedenti. Un piano operativo per arrivarci pronti.

10 agosto 20264 min letturaItalia
05Serie · Stagionalità 2026Agosto · 05 capitoli

Settembre è il mese più competitivo dell'anno per la maggior parte delle aziende italiane. Non perché il mercato sia più grande, ma perché tutti rientrano nello stesso giorno con lo stesso obiettivo: recuperare. Ripartono le campagne sospese, si riaprono i budget, tornano le riunioni, e per due settimane il mercato pubblicitario diventa una calca in cui tutti pagano di più per parlare alle stesse persone.

Dentro quella calca ci sono due categorie di aziende. Quelle che arrivano il primo settembre e cominciano a costruire, e quelle che arrivano il primo settembre e cominciano a raccogliere. La differenza tra le due si decide interamente nelle tre settimane precedenti.

Cosa vuol dire, concretamente, arrivare pronti

Il vantaggio non è una questione di motivazione o di anticipo generico. È fatto di quattro cose molto specifiche, e ognuna ha un costo se manca.

Le campagne in regime. Un sistema pubblicitario che gira da settimane ha già superato la fase di apprendimento, ha uno storico di conversioni su cui basarsi e una stabilità di costi che una campagna nuova non può avere. Chi accende il primo settembre passa i suoi primi sette-dieci giorni a pagare l'addestramento, nel momento in cui l'asta è al massimo dell'affollamento. È il modo più caro dell'anno di imparare cose che si potevano imparare ad agosto a metà prezzo.

I pubblici pieni. Il retargeting funziona in proporzione a quante persone hai dentro. Chi ha lasciato girare traffico e contenuto in estate arriva a settembre con bacini caldi e recenti; chi ha spento arriva con pubblici scaduti, perché le finestre di raccolta hanno una durata e si svuotano da sole. Ricostruirli a settembre significa fare a prezzo pieno un lavoro che si poteva fare a saldo.

Le creatività già testate. Il collo di bottiglia di ogni ripartenza non è il budget, è avere qualcosa di buono da mandare in aria. Testare formati, angoli e messaggi ad agosto costa meno e non toglie spazio a nulla, perché non c'è nulla di più urgente da far girare. Arrivare a settembre con tre creatività già validate e due angoli scartati vale più di qualsiasi piano editoriale.

Le decisioni già prese. Sembra la meno tecnica ed è quella che nella pratica costa di più. Le aziende perdono le prime due settimane di settembre in riunioni di allineamento: cosa spingiamo, con che offerta, con che budget, chi approva. Quelle discussioni si possono fare ad agosto, quando non stanno bloccando nulla.

Un piano di tre settimane

La prima settimana serve a guardare indietro con precisione. Non un'analisi generica dell'anno, ma tre domande: quali campagne hanno prodotto risultati sostenibili e non solo picchi, quale creatività ha retto più a lungo prima di stancarsi, e da dove sono arrivati davvero i clienti migliori — che quasi mai coincide con dove ha speso di più il budget. È anche il momento per la manutenzione noiosa che nessuno fa mai: verificare che il tracciamento funzioni davvero, che gli eventi arrivino, che i cataloghi siano aggiornati, che le pagine di destinazione non abbiano rotto qualcosa in un aggiornamento di aprile.

La seconda settimana serve a decidere l'offerta. Non la campagna: l'offerta. Cosa metti davanti al mercato a settembre, a quale prezzo, con quale ragione per agire adesso invece che a novembre. Le ripartenze che funzionano hanno quasi sempre un'offerta nuova o riconfezionata, e quelle che non funzionano hanno le stesse cose di giugno con più budget dietro.

La terza settimana serve a produrre e mandare in aria. Le creatività si scrivono e si girano adesso, e la parte migliore è che si possono già testare in piccolo nell'ultima settimana di agosto, quando l'asta è ancora sfollata. Arrivi al primo settembre non con delle ipotesi, ma con dei dati.

L'errore opposto: pianificare troppo

C'è però un modo di sbagliare anche questo, ed è trasformare agosto nel mese del piano perfetto. Documenti da quaranta pagine, calendari editoriali fino a dicembre, previsioni al centesimo. È tempo speso a costruire una certezza che il mercato smonterà entro la seconda settimana.

Il piano di settembre serve a togliere dal tavolo le decisioni lente — la direzione, l'offerta, il budget, chi decide cosa — proprio per liberare velocità su quelle veloci. Il resto va tenuto aperto di proposito. Un mercato che si muove premia chi può cambiare una creatività il giovedì perché il mercoledì è successo qualcosa, e chi ha pianificato tutto fino a Natale non può farlo senza riaprire una riunione.

È lo stesso principio per cui non crediamo al marketing come processo aziendale ordinato: le occasioni non aspettano l'approvazione. Preparare settembre ad agosto non serve a sapere in anticipo cosa succederà. Serve ad arrivarci con le mani libere.

Il vero vantaggio è che quasi nessuno lo fa

L'aspetto più interessante di tutto questo è quanto sia poco contendibile. Non è una tattica che smette di funzionare quando si diffonde, perché la ragione per cui non si diffonde non è la mancanza di informazione: è che ad agosto le persone sono in ferie e le decisioni non si prendono. Il vantaggio è protetto da un'abitudine culturale, ed è per questo che tiene anno dopo anno.

Bastano poche giornate di lavoro fatte nel momento giusto. Non è nemmeno chiedere di non andare in vacanza — è chiedere di non spegnere anche la testa dell'azienda insieme al centralino.

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